12.10.2019 – di DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

 

La gratitudine, il saper rendere grazie è alla radice della nostra fede.
Ma l’uomo della carne non conosce la gratitudine. Anche tra gli uomini, avviene che spesso davanti ai favori ricevuti, soprattutto se immeritati, nemmeno si è capaci di ringraziare. Quante volte forse ne abbiamo avuto esperienza…Così fanno anche i nove lebbrosi del Vangelo di Luca di questa domenica.
Infatti, dei dieci lebbrosi guariti da Gesù, uno solo è tornato a rendere grazie: ed è un samaritano, uno straniero, anzi un pagano in quell’epoca. La gratitudine è dell’uomo che sa riconoscere la presenza di Dio, che è capace di vedere la Sua provvidenza: la bontà del Signore opera nella vita di ogni uomo, anche in coloro che non lo conoscono.
Ma non è un caso che proprio un samaritano torni da Gesù a rendere grazie. Perché il samaritano rappresenta l’uomo che riconosce la propria povertà, che sa che non si meritava nulla: proprio per questo è capace di riconoscere la bontà del Signore, è consapevole che per la Grazia ricevuta non ha nessun merito. E scopre così la bontà del Signore.
Avere presente la nostra indegnità, la nostra piccolezza, è così la condizione per avere un cuore grato.
“Santo, Santo, Santo”, canteremo anche questa domenica durante la celebrazione eucaristica: tre volte Santo è il Signore, cioè davvero grande è la sua bontà!