27/03/2020 – di Andrea Cocco

Siamo in pieno tempo di emergenza sanitaria, a causa del Coronavirus che ha attaccato il mondo intero costringendolo all’isolamento e alla malattia. Tanta gente sta morendo, tanti lottano per combattere questo virus pesantissimo e sconosciuto, il tutto nel bel mezzo della quaresima, tempo di Grazia per i cristiani.

Chi non si è abbattuto è il Santo Padre Francesco, il quale ha colto il momento giusto per invitare tutti alla preghiera incessante, non solo per la guarigione dei malati, per chi lavora in supporto del mondo, e per chi ci ha lasciato in questi giorni, ma anche per riflettere, con l’aiuto di Dio, sulla propria vita e ritrovare forse quella fede nascosta che fino a poco tempo fa, si aveva paura di seguire e ancor di più di professare.

In un sagrato vuoto di San Pietro, di un pomeriggio buio, freddo e piovoso, la luce di Dio è stata accesa davanti agli occhi di tutti e di conseguenza anche la speranza. Il Papa ha iniziato il momento di preghiera, con sguardo fisso al cuore di Gesù, come se l’avesse impresso di fronte e con forte spiritualità e dedizione, chiedendo a Dio il conforto e l’apertura dei cuori alla speranza.

Il vangelo scelto per questo momento straordinario, è stato quello di Marco (4, 35-41). Questo brano è sicuramente quello più esatto che ci voleva in questo momento storico che stiamo vivendo, quello della paura dell’uomo difronte alla tempesta.

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Nell’omelia, il Santo Padre ha subito accostato il momento del vangelo di Matteo con il nostro momento, iniziando già dal momento in cui è “venuta la sera”. Anche da noi da settimane è venuta la sera, dice il Papa, e sottolinea che siamo stati presi alla sprovvista, proprio come i discepoli. Ma siamo tutti sulla stessa barca. Ci siamo resi conto che ci eravamo attaccati troppo alle nostre certezze della vita, per questo abbiamo paura della tempesta, continua il Papa, per questo il Signore ci chiede di convertirci, e quindi ci esorta “ritornate a me con tutto il cuore” ed ancora “E’ il tempo di reimpostare la rotta verso di Te, Signore”.

Il Papa ricorda spesso nella sua omelia di oggi, che nessuno si salva da solo. L’importanza degli altri. Da qui inizia la speranza ed infatti ci dice: “Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio”.

Conclude il discorso proprio facendo riferimento alla croce che salva: “Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente” ed ancora “Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza”.

In seguito all’omelia il Santo Padre si è recato all’interno della Basilica di San Pietro, ed in particolare vicino l’entrata principale dove è stato allestito un altare per l’esposizione del Santissimo Sacramento. Si è fermato in preghiera e adorazione davanti a Gesù Eucarestia, insieme ad altri pochi cardinali, ma con la compagnia di tutto il mondo che lo seguiva in quel momento e pregava insieme a lui. Chissà cosa avrà chiesto in cuor suo il Papa, e cosa Dio, nel suo cuore, gli ha riferito!

Questa è forse il punto forte di questo Papa, la capacità di riunire milioni di persone in preghiera con lui. Alle spalle dell’altare da dove ha iniziato la celebrazione, il Santo Padre ha voluto far portare da Santa Maria Maggiore, il crocifisso che nel 1522, secondo la tradizione, liberò la città dalla peste. L’immagine che forse resterà più impressa di questo momento è proprio quel bacio del Papa ai piedi di questo storico crocifisso, dato con tutta la sua fede, con tutta la sua paternità spiritualità che ha sul mondo, con tutta la sua umiltà.

Al termine della celebrazione, il Papa ha impartito la sua santa benedizione “Urbi et Orbi” a cui è stata annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria. Ha benedetto, dall’esterno della Basilica, con il Santissimo tra le sue mani, tutti gli angoli del mondo e tutti coloro presenti virtualmente e fisicamente all’evento.