19.07.2020 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Tutti vorremmo essere subito perfetti, senza nulla di cui rimproverarci: lo pretendiamo anche dagli altri, spesso ci scandalizziamo degli sbagli di quelli che ci stanno attorno, soprattutto di chi sta nella Chiesa, siamo pronti a puntare il dito, senza vedere la trave che è nel nostro occhio. Chi ha lo spirito del mondo con la sua superbia giudica gli altri per giustificarsi.
Certo, dobbiamo tutti tendere alla perfezione, ma la perfezione non è non sbagliare mai, la perfezione è la carità, l’Amore al nemico, il perdono, la compassione, il non giudicare. Gesù mai ha guardato la debolezza dei suoi discepoli, mai gli ha giudicati, gli ha invece donato il Suo Spirito perché fossero in grado di imitarlo. Il Vangelo, con la storia degli apostoli che seguono Gesù e poi lo abbandonano, ci mostra che nessuno di noi può fare nulla nel cammino della fede se non riconosce prima la propria piccolezza.
Per questo Gesù ci dice nella parabola del Vangelo di questa domenica: “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura”: questo significa accettare che, insieme al nostro desiderio di seguire Cristo, possiamo avere ancora delle debolezze.
L’accusatore, il nostro nemico, e coloro che lo rappresentano, che hanno lo spirito del mondo, la superbia, sfruttano proprio questo per allontanarci dalla via della vita: “ma come, vai in Chiesa da tanto e ancora sei così?…ma lascia perdere…non cambierai mai!”
E così, con la zizzania, viene portato via anche il buono che Cristo ha iniziato a seminare nella nostra vita!
Come si vince questa tentazione?
Con l’umiltà, accettando che il Signore ama una persona così debole e fragile come me e come te.
Gesù ci ama proprio per questo, perché diventiamo come Lui “testimoni” del Suo Amore, della Sua Misericordia”.