26.07.2020 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Abbiamo trovato il nostro tesoro?
Soprattutto ci dovremmo domandare quale pensiamo sia il tesoro che potrebbe farci felici. Qualcosa per cui, come fa l’uomo di cui ci racconta Gesù nella prima parabola del Vangelo di Matteo di questa domenica, saremmo disposti a dare tutto, pur di averlo. Per prima cosa, per trovarlo, abbiamo bisogno di entrare nella verità della nostra vita, saperla guardare con occhi nuovi.
Perché, come scriveva Simone Weil, viviamo spesso in un’illusione: “La ricchezza, il potere, la stima, le conoscenze, l’amore di coloro che amiamo, la buona sorte di chi ci è caro…non sono mai riusciti ad appagarci veramente. Tuttavia, ci ostiniamo a crederlo…mentendo a noi stessi” (L’Amore di Dio). Così anche se i nostri desideri fosse tutti esauditi, dopo un po’ saremmo di nuovo insoddisfatti.
Possiamo spendere tutta la vita alla ricerca di questa felicità, senza trovarla mai. Semplicemente perché la cerchiamo lì dove non possiamo trovarla: è il regno dei Cieli. Lì è la pienezza che cerchiamo, l’amore che inseguiamo, la Pace del cuore e la serenità profonda di cui abbiamo tanto bisogno, che nessuna isola tropicale o villa meravigliosa ci potranno mai donare.
Abbiamo bisogno di buttare via le cose che ci impediscono di entrare in questa bellezza della vita, che ci illudono di felicità e che possono invece portarci lontano dal senso profondo delle cose: proprio come fanno i pescatori di cui ci parla ancora Gesù in questa domenica, che raccolgono i pesci buoni nei canestri e gettano via i cattivi.
Tante cose sono come questi pesci cattivi, perché ci impediscono di scoprire il tesoro che cerchiamo e che già abbiamo: è dentro di noi. L’Amore di Dio manifestato in Cristo.
Ecco cos’è quel desiderio di felicità che sentiamo muoversi nel nostro cuore, quell’ansia inappagata di eterno che fa esclamare a San Paolo “Tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; 23essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo” (Romani 8, 22).