4.10.2020 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

A ciascuno di noi il Signore ha dato dei doni, da mettere al servizio degli altri, da far fruttificare, proprio come la vigna della parabola, affidata ai contadini. I contadini del Vangelo di questa domenica possiamo essere noi, perché corriamo il rischio di “non saper riconoscere i doni di Dio”, oppure di volercene appropriare, come cose nostre. Questo avviene quando nel nostro rapporto con il Signore mettiamo al centro noi stessi, come se tutto dipendesse da noi: Gesù ci dice invece “senza di me non potete far nulla”.
Appropriarsi dei doni di Dio è prendere la Sua Gloria. Non siamo cristiani perché ce lo siamo meritato, né perché siamo migliori degli altri, ma perché Dio ha avuto “compassione “di noi, ci ha visto che eravamo “soli e con una vita sprecata, senza senso”.

Ed è venuto in nostro soccorso, donandoci la Grazia di conoscere il Suo Amore.

Se non viviamo con questa gratitudine, non siamo cristiani. Viviamo la religione dello “sforzo” e giudichiamo tutti, appropriandoci così dei doni di Dio. Siamo ancora l’uomo della carne, che pensa che tutto dipende da lui, sempre in ansia e preoccupato, incapace di abbandonarsi nelle braccia di suo Padre, il Signore.

E’ il momento di cambiare, accogliendo come rivolto a noi l’invito che San Paolo fa della lettera ai Filippesi di questa domenica: “Fratelli non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti”.

Chiediamo al Signore di riconoscere e saper apprezzare la sua pazienza, la Misericordia che sempre ha con noi. Possiamo allora non appropriarci e sprecare i suoi doni, così da non lasciare ad altri quello che tante volte non sappiamo apprezzare.

E’ così bello poter “riposare” nella bontà di Dio, come “un bimbo in braccio a sua madre”, dice il Salmo.