25.10.2020 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

La domanda del dottore della legge a Gesù nel Vangelo di Matteo di questa domenica rivela un pensiero che tante volte abbiamo anche noi: la fede è una legge, cerchiamo di trovare la regoletta che ci metta a posto la coscienza, ci faccia sentire “a posto”.
Cerchiamo così, anche nella fede, una falsa sicurezza, quella che mette al centro noi stessi; così come i farisei e i dottori della legge, che osservavano tutte le prescrizioni, le conoscevano a memoria…ma poi non amavano nessuno, anzi giudicavano gli altri, sentendosi i più bravi.
É una mentalità difficile da abbandonare. La fede è compiere lo Shemà – risponde Gesù alla domanda insidiosa dei farisei– cioè: amare Dio per poter poi amare il prossimo. Per questo non esiste alcuna legge, c’è solo la Grazia che viene da Dio, attraverso Gesù che si è fatto uomo come noi per donarci il solo “sacrificio gradito a Dio”: amare.
I due comandamenti che Gesù annuncia nel Vangelo di questa domenica, sono una promessa, perché ci liberano da tante inutili aspettative che abbiamo verso noi stessi e, di conseguenza, verso gli altri: Cristo ci ha aperto questa strada per la felicità, a noi spetta solo farlo entrare nella nostra vita, lasciarci amare da Lui che è misericordia e perdono.
Per questo non è abbassando il livello della legga che l’uomo si salva, ma annunciandogli la Verità, come faceva Gesù, perché possa rivolgersi alla misericordia di Dio per ricevere il perdono: questa è la via per adempiere la legge di Dio.
Questo è l’Amore di cui ci parla oggi Gesù, è il dono che abbiamo ricevuto dal Suo sacrificio sulla Croce che cambia il nostro cuore di pietra, affezionato alla legge, la vera strada per essere felici.