2.05.2021 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Ecco che anche Gesù usa nel Vangelo di questa domenica un paragone legato all’agricoltore: infatti la Sacra scrittura indica nel mestiere del contadino il lavoro più vicino a Dio, perché si rende conto che è legato alla precarietà del tempo, così come ogni uomo alla precarietà della vita.

In questa similitudine, il contadino è il Signore che, con sapienza e pazienza, ha cura della nostra vita, perché noi possiamo portare frutto, quando abbiamo le nostre radici in Cristo.

Tutti noi siamo stati creati per dare dei frutti di amore e di comunione. Accettando così anche di essere “potati”, guidati dai fatti attraverso cui il Signore ci parla, perché non ci inganniamo, non perdiamo la strada che conduce alla vita, diventando secchi e aridi.

Occorre Sapienza per saper discernere questi “segni”: è lo Spirito Santo, che il Signore ci dona quando rimaniamo legati a Lui, quando siamo disposti ad ascoltarlo, cercando di mettere in pratica la Sua parola, “non solo con la lingua ma con i fatti e nella verità”, come ascoltiamo oggi dalla prima lettera di San Giovanni.

In questa lettera San Giovanni ci invita ancora una volta ad aver fiducia nel Signore e ad osservare il primo e più importante comandamento: “Che crediamo nel nome del Figlio Suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri”.