6.06.2021 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Gesù ci ha donato un alimento celeste, il Suo Corpo e il Suo Sangue.
La festa di oggi fa presente che la nostra vita non può realizzarsi senza una dimensione eterna; non siamo un ammasso di cellule, non siamo fatti solo per vivere sulla terra, ma abbiamo un’anima che deve essere alimentata, uno spirito che ha bisogno di un cibo che lo nutra. Ogni celebrazione eucaristica ripete il miracolo: noi, come gli apostoli nel Vangelo di questa domenica, andiamo in chiesa, prepariamo la sala, ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, ma è Cristo che offre sé stesso, che ci dona il Suo Corpo e il Suo Sangue, questo indispensabile nutrimento di vita.
Riceviamo una grazia grandissima se ci rendiamo conto che abbiamo questa fame profonda! Altrimenti corriamo il rischio di vivere alla superficie delle cose, pensando che ciò che fa soffrire l’uomo è che non ha denaro sufficiente, che la moglie o il marito sono in quel modo, che non ha un lavoro, che è solo, che nessuno lo capisce, che il mondo è dei furbi e dei ruffiani.
Tutto vero, perché sono tante le cose che ci fanno soffrire, ma la nostra vera sofferenza sta ad un livello molto più profondo. C’è un vuoto che non si potrà mai riempiere con le nostre risorse. Cristo conosce bene questo nostro vuoto: il vuoto del non capire “il senso di quello che ci accade”, di pensare che l’ingiustizia e la falsità hanno comunque l’ultima parola, di non avere speranza per aver fatto delle scelte sbagliate.
“Gesù rende grazie, per insegnarci come dobbiamo celebrare questo mistero e per farci intendere che va volontariamente alla passione affinché anche noi sappiamo soffrire tutto con rendimento di grazie; e in seguito a questo, c’infonde la santa speranza” – scriveva San Giovanni Crisostomo (Omelie su Matteo).
Allora possiamo proclamare: “Corpus Christi, Intra vulnera tua absconde me. Ne permittas me separari a Te”. (Corpo di Cristo nelle tue piaghe, nascondimi. Non permettere che io sia separato da Te).