4.07.2021 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

“Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze perché dimori in me la potenza di Cristo”, ascoltiamo oggi nella seconda lettera ai Corinzi di San Paolo apostolo. L’ostacolo più grande nel nostro cammino di fede non sono infatti le debolezze, le crisi, neppure le cadute, ma l’incredulità:
Dubitare del potere di Gesù, cercando altre strade per raggiungere il senso e la realizzazione della nostra vita. Dubitare che il Signore abbia progetti meravigliosi per noi è la ragione per cui non ci fidiamo della Sua Parola, non cerchiamo di metterla in pratica.
Così, proprio nella Sua patria, con coloro che lo avevano visto crescere, Gesù non può compiere che pochi miracoli: per la loro incredulità. Allo stesso modo, tante volte, proprio tra chi sembra più vicino alla fede, tra chi frequenta la Chiesa, manca questo affidarsi fino in fondo a Cristo, saper rischiare per Lui, mettersi in gioco sul serio, senza parentesi.
Così avviene anche per il profeta Ezechiele nella prima lettura. Sempre un profeta viene rifiutato, perché l’annuncio della Verità è scomodo, ci toglie dalle nostre false sicurezze, così che si realizza anche oggi che “Quelli ai quali ti mando sono testardi e dal cuore indurito”. Dinanzi al profeta, cadono le maschere di “buona condotta” e si rivela la malvagità del cuore.
Mi fido, sì. Ma fino ad un certo punto. Ascolto la tua parola, si, ma finché mi fa comodo, se tutto mi va bene. Voglio essere tuo discepolo, ma non accetto che tu mi porti per strade che non conosco, che non comprendo. Così, mi adeguo a quello che fanno tutti; in pratica…non mi fido del Vangelo.
Signore togli dal nostro cuore l’inganno della superbia che ci porta a seguire le nostre opere morte. Sono un ostacolo alla felicità, che ci dona l’incontro con la Verità della Tua parola di Salvezza: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore…”.
Signore donaci di poter morire alle nostre pretese e ai nostri ragionamenti e nascerà in noi un frutto di eternità e di Pace.