29.08.2021 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Il Vangelo di Marco di questa domenica descrive che cosa sia il “fariseismo”: ostentare rigorismo morale, preoccupandosi però più dell’apparenza che della sostanza, si legge nel vocabolario. Gesù aggiunge che è una caratteristica dell’uomo che vive fuori di sé, che è preoccupato solo di apparire e di quello che pensano gli altri di lui.
Un rischio sempre presente nell’uomo religioso, preoccupato di sentirsi in qualche modo meglio degli altri, così che tutti possano pensare bene di lui. Mentre Dio guarda il cuore. Si tratta di una tentazione che abbiamo tutti, che non è facile evitare, ma che nasce sempre da non aver conosciuto chi sia Dio, se non superficialmente, non aver mari provato di cosa significhi custodire Cristo nel cuore, ricevere le Sue consolazioni profonde.
Se non permettiamo a Gesù di entrare con il Suo Spirito in noi, la nostra fede rimane qualcosa di esterno: è come un albero che non ha radici. Un po’ di vento e vola via tutto: basta una difficoltà, un’ingiustizia sul lavoro, un’aspettativa delusa e tutti i buoni propositi scompaiono. Eravamo noi al centro, no Cristo.
Il Signore desidera abitare nel nostro cuore, ma questo lo farà solo se noi glielo permettiamo: lì vuole seminare il Suo Spirito, una pianta che mette radici profonde, con rami tanto belli che gli altri possono in noi trovare Pace e ristoro. Quando c’è Cristo nel nostro cuore, tutto diviene “Grazia” per noi e per gli altri: non più maldicenza ma parole di misericordia, non più giudizi ma comprensione; non più avarizia e sospetto, ma generosità; non superbia e superiorità, ma umiltà e mitezza.
“Signore, Ti prego, liberami da questo amor proprio che rende meno vero il mio amore” (don Divo Barsotti).