3.09.2021 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Troppe volte confondiamo l’amare con l’essere amato, il donare la vita per qualcuno o qualcosa, con la pretesa che gli altri siano come noi vogliamo e che le cose vadano come noi vorremmo; questa idea, tipica di chi mette sé stesso al centro di tutto, è la radice di tanti fallimenti matrimoniali.

La “durezza di cuore” di cui parla Gesù nel Vangelo di questa domenica è dunque l‘opposto dell’amore, del donarsi: certo, tutti noi vogliamo essere amati ma, come diceva Sant’Agostino: “Il cuore dell’uomo è stato creato per l’amore di Dio e rimane insoddisfatto con le cose di questo mondo, perché solo riposa di nuovo nell’amore di Dio”.

Amare non potrà mai significare adempiere una legge, perché per quanto potremo impegnarci con i nostri sforzi arriveremo solo a “sopportare” l’altro, diventando poi delusi e tristi per una vita che non avremmo voluto così: il nostro istinto, la natura, ci spinge a fuggire, a cercare altre compensazioni che, anche se legittime, sono sempre soltanto una fuga dai disegni di Dio.

Così, solo l’incontro con l’amore di Dio, un amore così grande da mandare tra noi Suo Figlio a morire per noi, può guarire questo nostro “cuore indurito”, deluso, insoddisfatto; incontrarsi con Cristo, con il suo amore gratuito, sana il nostro cuore. Con Gesù non abbiamo più bisogno di pretendere amore dall’altro, la vita dai figli, non riceviamo più il senso della nostra esistenza dall’approvazione del marito o dalle attenzioni della moglie, ma siamo così riempiti della gioia di sentirci accolti gratuitamente dal Signore che possiamo solo ricambiare questo amore. Senza condizioni.

Più l’uomo si allontana da Dio, più diviene incapace di amare; si dona sempre soltanto quello che abbiamo già ricevuto, senza doveri o sforzi: accogliamo Cristo nelle nostre famiglie e lasciamo che Lui le conduca con la Sua Grazia.