17.10.2021 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

L’uomo moderno è spesso accusato di non pensare a Dio, di reclamare un’autosufficienza che manifesta la convinzione di essere lui solo il padrone del suo destino: si dice che oggi non ci si pone tanto il problema della salvezza dell’anima, quanto quello di vivere godendosi la vita e cercando di realizzarsi in qualsiasi modo, elaborando ognuno le proprie regole di vita e costruendosi una morala che più ci piace.
Si è così passati da una visione teocentrica a quella chiamata antropocentrica: alla speranza per un incontro con Dio, si è preferito scegliere per il “cogli l’attimo”, all’amore che viene dall’alto, si è preferito il piacere ad ogni costo, senza limiti o frontiere. L’onesta e l’amicizia, sono considerate cose da uomini deboli o stupidi, meglio la furbizia e il potere dei soldi.
In realtà, allontanandosi da Dio, l’uomo ha scelto la sua rovina; per quanto faccia o si ingegni, per quanto cerchi di giustificare le sue scelte, oltre il corpo che cerca la soddisfazione ha un’anima, che se trattata come se non ci fosse, genera conseguenza devastati e talvolta drammatiche.
Ma questa tentazione al piacere e all’autoaffermazione, oggi accolta e giustificata, c’è sempre stata: fa parte dell’uomo. Lo leggiamo oggi nel Vangelo di Marco: Giovanni e Giacomo anche se seguono Cristo, anche se lo hanno conosciuto, hanno assistito a tanti suoi miracoli, desiderano e sperano una ricompensa di potere, oggi e subito.
A questa tentazione c’è una sola e unica medicina che può salvare anche l’uomo più lontano da Dio: nel più buio delle nostre false aspirazioni, nella disperazione per aver assaggiato il nulla, gridare aiuto a Cristo. In una parola, incontrarlo nella Croce, che illuminata dall’amore di Gesù, diventa la nostra Salvezza.