06.11.2021 – DON ANTONIO INTERGUGLIEMI

Gesù nel Vangelo è ammirato da questa donna, che nessuno nota, che forse guardano con disprezzo: “Questa vedova così povera ha dato più di tutti gli altri. Niente conquista più il Signore del riconoscere la propria povertà: ”Ha guardato l’umiltà della Sua serva, ha disperso i potenti”, recitiamo ogni sera nei Vespri, ricordando la grandezza della Vergine Maria, madre di Gesù. Ma cos’è l’umiltà? Spesso pensiamo sia remissione, non far valere le proprie ragioni, essere sottomessi, camminare a testa bassa…tutte cose che istintivamente non ci piacciono per nulla, diciamo la Verità. Questo perché riduciamo l’umiltà ad un concetto morale, anzi moralistico.
L’umiltà, ce lo insegnano i Padri della Chiesa, è tutt’altro. Innanzitutto è un dono che viene dallo Spirito Santo, che quindi non abbiamo; un regalo che scende dal Cielo. L’unico umile davvero è Cristo, che si è fatto piccolo e povero per amore a noi. San Francesco la cercherà nella povertà, nello spogliarsi di tutto per non dover difendere nulla: quando vide che i beni della sua famiglia potevano essere un
ostacolo all’incontro con Cristo, un possibile intralcio alla Sua sequela, Francesco non esitò a fare questo segno di umiltà profonda.
L’umiltà è una scoperta: è scoprire chi siamo veramente, vedere le nostre povertà, la nostra miseria, l’incapacità di amare gli altri, di essere come ci vorrebbe il Signore, ma in tutto questo scoprire l’amore di Cristo che non ci rifiuta, non ci giudica, ma ci accoglie come un Padre buono e paziente.
Allora comincia a fiorire in noi un po’ di umiltà: non ci sentiamo migliori degli altri, non cerchiamo i primi posti, ricevere onori e i primi posti, trattando poi gli altri con durezza e superiorità. Tutto per sentirci al di sopra. L’umiltà ha sempre come frutto la comprensione e l’amore per gli altri. Scriveva San Bernardo da Chiaravalle: «Perché tu abbia un cuore che si rattrista per le miserie altrui, bisogna che prima riconosca la tua miseria in modo da trovare nella tua anima quella del tuo prossimo, e apprenda dall'intimo di te stesso
come soccorrerlo, sull’esempio del nostro Salvatore, che volle soffrire per poter compatire noi».