21.11.2021 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

La conclusione dell’anno liturgico ci presenta sempre la festa di Cristo Re, simbolicamente la sintesi di tutte le cose, perché ci presenta l’immagine che Dio mostrerà alla fine di questo mondo, quando Cristo tornerà nella Gloria, quando svelerà la verità di tutte le cose e allora il Suo giudizio sarà definitivo.
Il dialogo di Gesù con Erode mostra così quello che vivono oggi i cristiani, i suoi veri testimoni, molto pochi, che subiscono le angherie e i soprusi dei “potenti di questo mondo”, spesso dei falsi seguaci che fingono di essere discepoli ma le cui opere sono perverse. Il regno di Cristo è oggi in questi testimoni silenziosi, che sono senza onori e cariche, che però sono stati rigenerati dal Signore e per questo, pur continuando a vivere nel contesto del mondo, non seguono le sue logiche false e malvage.
Per questa ragione Sant’Agostino commenta questo Vangelo di Giovanni riferendosi alla parabola della zizzania. Per Agostino questa similitudine è l’immagine più efficace per spiegare la situazione della Chiesa in questo mondo: cristiani veri e falsi vivono mescolati insieme; tuttavia, il giudizio sulla loro condizione interiore non appartiene all’uomo, ma solo a Dio che lo manifesterà alla fine del mondo.
Scrive ancora Agostino citando San Paolo che “E’ in questo modo che Dio ci ha sottratti al potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio dell’amor suo”. Oggi può gioire chi non si adegua alla logica del mondo, chi non usa la fede per farsi strada, per realizzarsi, per fare del male travestito da pecora, proprio come aveva fatto Erode con i Magi: questi sono gli Erodi di oggi che “uccidono Cristo nel cuore dei fedeli”, anche se sono rivestiti delle vesti “regali”.
Seguire Cristo non ci assicura il successo di questo mondo, ma la Sua Regalità, cioè la libertà dalle falsità e cattiverie del mondo e ci permette di essere come Lui: capaci di “amare” fino a donare la nostra vita per la Salvezza del mondo.