29.05.2022 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Prima di lasciare gli apostoli e salire al Cielo Gesù ricorda loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati».
L’Ascensione di Gesù al Cielo non è un addio, ma un invio, l’inizio della missione per chi è stato e sarà testimone di Lui, per chi può raccontare qualcosa che è accaduto davanti ai suoi occhi, qualcosa che ha cambiato la sua vita; come è stato per gli apostoli, come è per qualunque uomo che ancora oggi ha fatto esperienza della Sua misericordia.
Questa missione è sempre attuale, è la missione della Chiesa che deve annunciare che la morte è vinta, che in Cristo possiamo rinascere come figli della Luce, che non siamo chiamati alla tristezza e alla paura d’invecchiare ma che in noi si possono compiere le promesse del nostro battesimo: essere re, sacerdoti e profeti.
A questa missione siamo chiamati tutti noi, non dando “ricette di comportamento”, imponendo obblighi morali che non salvano nessuno e che anzi allontanano dalla verità, ma invece, annunciando l’Amore di Dio e la Sua Misericordia, prima di tutto con la nostra vita, nei fatti di ogni giorno.
In Cristo siamo annunciatori di quella gioia che il cristiano porta sempre con sé: la gratitudine al Signore perché ha trasformato la nostra vita, ci ha restituito il senso della festa.