12.06 2022 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Con la Santissima Trinità oggi celebriamo una festa che ci invita ad entrare nel senso più profondo della Rivelazione: Dio si è manifestato come “comunione”, Padre Figlio e Spirito Santo. Questo che festeggiamo non è soltanto un concetto teologico, astratto, una realtà della nostra fede, di cui perciò tutti possiamo sperimentare la bellezza, ogni giorno. La comunione.
In Cristo, con il dono dello Spirito Santo, la vediamo realizzata nella nostra vita, come un dono, soprattutto attraverso il perdono che Dio ci dona e che noi a nostra volta possiamo donare agli altri; perché la comunione non è uno sforzo ma il regalo che ci ha guadagnato Cristo sulla Croce, il solo giusto, che ha perdonato tutti i nostri peccati e tradimenti, perché oggi (non domani) anche noi possiamo farlo con i nostri fratelli, come reciteremo anche oggi nel Padre Nostro.
Così, da un matrimonio in crisi può sbocciare un amore ancora più grande; con quel tuo collega che ti ha fatto tanto del male nasce la comprensione e la riconciliazione; con i tanti falsi amici, puoi non avere più rancore e delusione, ma affidare tutto a Cristo, perché il Suo Spirito guarisce nel profondo le tante occasioni della vita che sono fonte di sofferenza e di malessere.
Quando c’è un cristiano, si vede un uomo che porta con sé la Trinità perché si manifesta in lui questo Amore gratuito, soprannaturale; qualcosa di assurdo e inspiegabile per il mondo che non conosce Dio e che quindi non capisce cosa sia la Trinità. Comunione è accogliere, fare spazio a qualcosa di nuovo che genera in noi la Pace: questa è la Trinità che abita in noi. Un’accoglienza che manifesta nella nostra vita la “comunione” che si esprime tra le tre Persone della Trinità.
Apriamoci allora a questo dono, per divenire testimoni dell’amore di Dio.

Mons. Antonio Interguglielmi

 

 

Non a caso è una suora carmelitana di clausura, poco colta, Sant’Elisabetta della Trinità, ad aver scritto pagine meravigliose sulle tre persone Divine, perché accolse l’invito di Gesù ad essere ricolmata da questo Amore.
Troviamo così scritto da suor Elisabetta, in una lettera alla sorella Guite: «Sii il Suo paradiso, in quel paese in cui Egli è così poco conosciuto, così poco amato, apri il tuo cuore quanto più ti è possibile per ospitarlo, e poi lì, nella tua celletta, ama, mia Guite!… Egli ha sete d’amore… ».

Questa domenica festeggiamo le tre persone divine: Padre, Figlio e Spirito Santo.
Tutto nella nostra fede è fatto in nome della Trinità: quando entriamo in chiesa, con il segno della Croce, quando iniziamo la celebrazione della Messa, appunto nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, fino alla Benedizione con cui si conclude. Sono i nostri tre alleati potenti per la Salvezza: è Dio in tre persone.
Potrebbe sembrare un’astrazione, una categoria teologica…ma, come tutto nella nostra fede, anche la Trinità è un’esperienza concreta.
Una sconosciuta e semplice suora carmelitana di clausura, vissuta alla fine dell’800, ne parla con una concretezza e chiarezza meravigliosi: si tratta della Beata Suor Elisabetta della Trinità, una grande mistica che visse i suoi pochi anni di vita in intima comunione con i suoi “TRE”, come si esprimeva familiarmente parlando della SS. Trinità.
L’uomo che non conosce Dio è costretto a offrire il mondo a sé stesso: “Il mondo per me! L’amore per me! I soldi per me! Il lavoro per me! Gli affetti per me! Tutto è per me! I miei figli per me! Tutto dev’essere come io penso, perché tutto è per me! Io sono Dio e nessuno può dirmi nulla!”
Quando accogliamo Dio, facciamo spazio a qualcosa di nuovo, che genera in noi la Pace: è la Trinità che abita in noi. Un’accoglienza che mostriamo con la nostra vita perché ripetiamo anche in noi la “comunione” che si esprime tra le tre Persone della Trinità.
Comunione che si traduce in noi stessi e nei rapporti con gli altri, che non sono più i nostri nemici, da combattere, ma un dono.
Ecco perché Dio sceglie sempre ciò che il mondo non considera, per confondere i sapienti e gli intelligenti: ai piccoli, agli umili, come Suor Elisabetta, Dio svela con semplicità il Suo volto. Più pensi di essere intelligente, meno capirai delle cose divine, perché in te non c’è spazio per Dio.
Così scriveva Suor Elisabetta: “Non scoraggiarsi mai. E’ più difficile liberarsi dallo scoraggiamento che dal peccato. Non inquietarsi se non si costatano progressi nello stato della propria anima. Spesso Dio permette questo per evitare un sentimento di orgoglio. Egli sa vedere i nostri progressi e contare ogni nostro sforzo.”.
Accogliamo oggi questo messaggio della Santissima Trinità, come un dono fatto a noi.