10.07.2022 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

La nostra fede è rivelata dal rapporto che abbiamo con gli altri, il nostro prossimo, e con la sofferenza. Gesù con la parabola del buon samaritano del Vangelo di oggi lo descrive in maniera chiara: se ami Dio, come dice al dottore della legge, non puoi non amare il prossimo, essere indifferente al suo dolore, anche ai suoi sbagli.
“Non ci è lecito passare oltre” – scriveva di questa parabola San Giovanni Paolo II nella sua bellissima lettera apostolica Salvici Doloris – “buon samaritano è ogni uomo che si ferma davanti alla sofferenza di un altro uomo, qualunque esso sia”.
Quando in noi dimora lo Spirito di Gesù non possiamo rimanere indifferenti alle sofferenze di chi ci sta accanto, non ci voltiamo dall’altra parte, ma ci chiediamo: cosa posso fare per poter aiutare questo fratello?
Gesù non parla soltanto di dolori fisici o delle sofferenze materiali, ma soprattutto della più grande sofferenza che l’uomo possa avere nella vita: la schiavitù del peccato. Il samaritano che si china su di noi quando abbiamo percorso strade sbagliate è Cristo; l’olio e il vino sono il simbolo dei sacramenti e dell’eucarestia con cui Lui ci libera dalla schiavitù e ci riporta alla vita; l’albergo in cui siamo portati e possiamo guarire, è la Chiesa che ci accoglie, gratuitamente, perché è Cristo che ha già pagato per la nostra salvezza.
Per questo, la carità più grande che possiamo avere per i nostri fratelli è annunciare che esiste questo amore, che c’è una via di salvezza che Cristo offre a tutti, anche a chi ha più sbagliato nelle strade della vita.