17.07.2022 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Siamo così pieni di rumori, musica, chiacchiere, cose da fare, impegni, che abbiamo perso la capacità di ascoltare: siamo così sommersi dai suoni e dai rumori che abbiamo anche paura del silenzio; molti di noi la prima cosa che fanno quando tornano a casa è accendere la tv o la radio. Ma ascoltare è la caratteristica del discepolo, è il seme che viene gettato in un campo, perché dia frutto.
Maria ha compreso che per seguire Cristo c’è bisogno di ascoltarlo, recuperare la dimensione interiore, imparare a stare con Lui. Nel silenzio dell’ascolto si recupera quell’interiorità che ci permette il dialogo con Dio, solo nel silenzio incominciamo a sentire la Sua presenza, amorevole e protettiva.
La frenesia del fare spesso è un modo per non ascoltare, nasconde la paura di guardarsi dentro: il fare senza interiorità porta solo a giudicare gli altri, come fa Marta, forse sentendosi migliore… Marta e Maria in qualche modo però si completano perché non basta ascoltare Cristo: occorre anche accoglierlo nella nostra vita come fanno loro.
Accogliere Cristo vuol dire cercare di mettere in pratica la Parola, credere nelle Sue promesse e scegliere di seguirlo, anche quando ci è scomodo, anche quando sembra che vada contro la nostra realizzazione: per accogliere Cristo, è necessario fare silenzio dentro di noi per ascoltare la Sua voce e poi agire, come fa Marta.
Marta certamente non ha sbagliato perché serve Cristo; ma «Maria ha scelto la parte migliore», ha capito che per accoglierlo è prima di tutto necessario stare con Lui, mettere tutto in secondo piano per ascoltare la Sua voce, l’unica che ci consola, che non ci inganna con le facili soluzioni, che «non giudica per sentito dire…». È la voce del solo che ci Ama così come siamo.