24.07.2022 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Siamo abituati alla preghiera che Gesù stesso ci ha consegnato, il Padre Nostro: lo recitiamo tutte le domeniche a Messa, f lo ripetiamo più volte in una stessa giornata, anche nelle lodi e nei Vespri. Una preghiera familiare, una delle prime che impariamo da bambini.
In realtà, se ci fermiamo a pensarlo, la preghiera del Padre Nostro è qualcosa di sconvolgente, di meraviglioso, un regalo immenso per la nostra vita: con il “Padre Nostro” Gesù ci dona la possibilità di dire a Dio: “Papà! Babbo!”. Una fiducia grande, ci considera come “figli” e figli amati e perdonati, accettati quando sbagliano e compresi nelle loro debolezze, proprio come un genitore fa con i suoi figli.
Per questa ragione i Padri della Chiesa chiamavano il Padre Nostro “corona dell’iniziazione cristiana” e nei primi secoli, fintanto che il Battesimo si riceveva da adulti, dopo un serio itinerario di iniziazione cristiana; infatti, veniva consegnato verso la fine del catecumenato, era un dono a cui si veniva preparati adeguatamente per riceverlo.
Questa preghiera ha una perla al suo interno: “Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”. Questa è la perla che distingue i cristiani, perché soltanto chi ha ricevuto la nuova natura, chi ha abbandonato l’uomo vecchio, può vederla realizzata: chi non perdona, chi giudica, chi sparla, di¬strugge tutta l’opera che Dio ha fatto in lui.
Lui ci dona questa capacità: possiamo amare chi ci fa del male, chi ci è nemico: come Lui ha fatto con noi quando lo abbiamo rinnegato, quando gli abbiamo preferito altri “padri”. Così possiamo dire “Padre mio”: sì, gli altri ti riconosceranno come Suo Figlio, non perché sei una brava persona, ma perché mostri che hai il Suo Spirito di Amore.
San Beda il Venerabile scriveva in un’omelia: “Cercare il regno di Dio e la sua giustizia significa desiderare i doni della patria celeste e indagare incessantemente con quali azioni sante si giunga a possederli, affinché non avvenga che deviando dal retto cammino non riusciamo a giungere dove tendiamo.”
Come si vede nelle immagini delle catacombe i cristiani pregavano il “Padre Nostro” con le braccia stese, come Cristo sulla croce, perché Lui ci doni il suo Spirito affinché anche noi possiamo amare in questo modo, donando la nostra vita.