18.09.2022 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Gesù nel Vangelo di questa domenica ci stupisce: come può Lui che è giustizia, ci chiediamo, lodare la disonestà, la furbizia dell’amministratore che prima di essere mandato via si procura “amici” falsificando i loro debiti? Nelle Sue parole è nascosto un messaggio per noi, perché il Signore non segue mai i nostri ragionamenti, Lui ha un altro modo di agire, dettato da quello che a noi manca se non siamo con Lui: la Sapienza e l’amore.
Con questa parabola ci aiuta ad entrare senza moralismi nella nostra realtà esistenziale: in qualche modo ci dice “fatevi furbi…”, proprio come l’amministratore, perché altrimenti rischiate di vivere senza rendervi conto che state sprecando la “vera” ricchezza che Dio vi ha donato.
Nella tua vita sono nascoste delle Grazie meravigliose, spesso proprio dove con gli occhi del mondo non si vedono, anzi al mondo possono anche sembrare “errori di Dio”: il cristiano è quell’uomo che ha ricevuto la capacità di saper leggere i fatti della vita con occhi nuovi, quelli dello Spirito di Cristo, che ha scoperto che la sua storia è una storia di salvezza, in tutto.
Questo significa essere furbi, saper amministrare “i tesori” che ogni giorno Dio ci dona, non sprecando la vita cercando soltanto di accumulare soldi, comprare case e organizzare vacanze, cercare affetto e piacere in tutto.
Questo significa “sperperare” i doni che Dio ci ha regalato, come il figliol prodigo della parabola di domenica scorsa: possiamo usare i doni che Dio ci ha dato in maniera sbagliata, per costruire non si sa che cosa, forse un po’ vivi…ma in realtà “morti dentro”, perché vivendo solo per soddisfare noi stessi ci degradiamo, diventiamo secchi, tristi, arrabbiati con gli altri e la nostra stessa vita.
Tanti giovani oggi si distruggono perché non hanno nessuno che li guidi per trovare la via della vita. Portare loro Gesù è far scoprire che con Lui è possibile vivere la realtà in un altro modo, diversa da quella che porta al nulla, che costringe ad alienarsi: la vita può essere un dono verso gli altri, a cominciare da quelli che abbiamo vicino, un segno di generosità e di pienezza, di libertà dalle schiavitù del servire noi stessi e le nostre voglie che ci portano alla disperazione.
L’amministratore è dunque l’immagine dell’uomo che è capace di gestire la propria vita, che usa la sua intelligenza non per frodare ma per guadagnare la felicità, quella vera, perché ha scoperto che solo Dio gliela può donare.