28.03.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIEMI
Inizia con la Domenica delle Palme la Settimana Santa: Gesù entra trionfante a Gerusalemme. E’ la vanità del mondo che lo acclama, saranno gli stessi che poi lo porteranno alla Croce. Ma Gesù conosce bene queste illusioni, per questo dà un segno chiaro: non entra con un bellissimo cavallo bianco, come farebbe un sovrano, ma con un semplice asinello.
«L’asina e l’asinello, sedendo sui quali venne a Gerusalemme, significano il cuore semplice dell’uno e dell’altro popolo, dei giudei e dei pagani, che egli domina e col suo dominio raffrena da una libertà nociva, per condurli alla contemplazione della pace suprema. Infatti, Gerusalemme significa etimologicamente “visione di pace» (Beda il Venerabile, Omelie sul Vangelo).
Il Vangelo di Matteo che ascolteremo quest’anno inizia con il tradimento di Giuda, poi l’ultima cena con i suoi, l’arresto, la via Crucis. Non è altro che il racconto dell’Amore di Dio per noi, che ha manifestato con il sacrificio di Suo figlio Gesù Cristo: questo Amore è quello da cui noi, oggi, possiamo ricevere la vita.
Perché la vita nasce sempre da un dono, e non c’è Amore se non c’è libertà: Cristo, liberamente, ha voluto soffrire per te e per me, perché potessimo partecipare della felicità divina, oggi e un giorno nel Cielo, con Lui: per questo ha accettato di essere insultato, flagellato, schernito, ha voluto vivere nella sua carne il terrore, la paura, la solitudine del Getsemani.
Tutto lo ha affrontato e sofferto da uomo, ma come Dio ha accettato di essere trattato come l’ultimo dei malfattori perché noi partecipassimo di questo amore, perché tu ed io oggi potessimo ricevere da Lui anche noi questa capacità di Amare in questo modo meraviglioso. Un Amore che testimonia oggi – in famiglia, nel tuo lavoro, con gli altri – che esiste la vita Eterna.
Ascoltare la Passione di Gesù Cristo ci doni di desiderare questo Amore.
Mons. Antonio Interguglielmi
