01.01.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI
L a solennità del primo giorno dell’anno è dedicata alla Santissima Vergine Maria, con il titolo di Madre di Dio, traduzione del greco Θεοτόκος: il Concilio di Efeso nel 431, dopo anni di battaglie con i nestoriani, che negavano la maternità divina di Maria, proclamò questo dogma, fondamentale riconoscimento delle due nature inscindibili in Gesù.
Qualcosa che non è solo un concetto teologico, ma una realtà che nella fede si realizza nella vita di chi accoglie Cristo, perché significa che anche in noi la nostra natura umana è santificata e redenta da Cristo.
Maria ci indica la via perché questo avvenga in noi, che si realizza quando vogliamo conoscere e cercare Cristo. Questo è accettare, come Lei, un lieto annunzio: quale? Che Dio ti ama e vuole che tu riceva lo Spirito Santo, lo Spirito di Suo figlio, che tu riceva l’allegria e la Gioia di sentirti amato, capito, difeso da Cristo! La stessa Gioia che la maternità di Cristo fa esultare Maria e sua cugina Elisabetta di Gioia.
«Maria è madre e modello della Chiesa, che accoglie nella fede la divina Parola e si offre a Dio come “terra buona” in cui Egli può continuare a compiere il suo mistero di salvezza. Anche la Chiesa partecipa al mistero della divina maternità, mediante la predicazione, che sparge nel mondo il seme del Vangelo, e mediante i Sacramenti, che comunicano agli uomini la grazia e la vita divina» (Benedetto XVI, Omelia 1° gennaio 2012).
Anche noi allora possiamo esclamare «L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva» (Luca 1, 46-48).
