31.05.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI
Gregorio di Nazianzo, il “teologo” dei primi secoli della Chiesa che difese la Santissima Trinità dagli attacchi delle eresie di quel tempo, nelle sue opere evidenziava come vi siano dei limiti del pensiero e del linguaggio umano di fronte al mistero di Dio, davanti al quale anche gli angeli, scriveva nei suoi scritti, sono in qualche modo inadeguati.
«Tanto splendore ha rivelato ai miei occhi la Trinità, al di là delle penne (dei Serafini) e del divino velo all’intero del Tempio, dai quali viene celata agli uomini la natura divina, che tutto signoreggia. E se qualcosa di più è stato rivelato ai cori angelici, questo qualcosa di più lo conosca la Trinità» (Gregorio Nazianzeno, dai Carmina arcana I, 1,1).
Questa domenica festeggiamo dunque le tre persone divine: già quando entriamo in chiesa, facciamo il segno della Croce e quando iniziamo la celebrazione della Messa lo facciamo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, fino alla Benedizione alla fine. La bellezza della Trinità connota la vita del cristiano, non soltanto con i segni, ma anche nei fatti della sua esistenza.
E’ interessante sapere che proprio una semplice suora carmelitana di clausura, vissuta alla fine dell’800, ne abbia parlato con una chiarezza così profonda da superare tutti i più grandi teologi della Trinitaria: la Beata Suor Elisabetta della Trinità, una grande mistica, ha trascorso i suoi anni chiusa in un monastero facendo la più profonda esperienza di cosa sia questa natura di Dio.
Possiamo anche noi però aprirci al Mistero della natura di Dio, dare spazio a qualcosa di nuovo, che fa nascere in noi la Pace: questo è il segno “tangibile” che la Trinità che abita in noi. Un’accoglienza che si dimostra nella nostra vita perché ripetiamo anche in noi quella “comunione” che si esprime tra le tre Persone della Trinità.
Accogliamo dunque in noi la Santissima Trinità: riceverla, sarà come avere una “nuova natura” che darà testimonianza della nostra fede.
Mons. Antonio Interguglielmi
