23.11.2019 – di DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Due modi differenti di vivere la Croce: lo mostrano nel Vangelo di Luca di questa domenica i due malfattori che sono crocifissi accanto a Gesù.
Tutti e due sono colpevoli, sanno che stanno pagando per i loro errori, e sanno anche che in mezzo a loro c’è un innocente, che ha accettato di caricarsi dell’ingiustizia dell’uomo per pagare al suo posto.

Il primo malfattore lo insulta, chiede che se davvero «è figlio di Dio, che mi faccia scendere dalla croce»: quante volte forse abbiamo pensato anche noi questo…«Ma se Dio può tutto, perché permette questa sofferenza, questa malattia, questa ingiustizia…perché non mi libera?».

E’ il combattimento della fede, la vera tentazione, quella decisiva: il rifiuto della storia, della Croce. Non si può capire il senso della sofferenza se non siamo illuminati dalla fede, se non gridiamo a Cristo, non gli chiediamo aiuto, come fa l’altro uomo crocifisso.

Colpisce la differenza dei due ladroni: sono tutti e due nella sofferenza, terribile, ma uno dei due ha la forza di rivolgersi a Cristo, perché sa che solo Lui può liberarlo davvero. Con umiltà gli chiede: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Accetta la storia e si fa vicino a Gesù: e Lui non guarda i suoi errori, ma lo accoglie con Amore.

E’ lì su quella Croce proprio per lui, perché si possa salvare.

Per tutti quelli come lui. Per me e per te.

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