22.03.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

La morte di Lazzaro simboleggia l’uomo morto “dentro”, schiavo del peccato. Con il peccato infatti, noi diciamo, con un fatto concreto, che Dio non ci vuole bene e la prova è che ti ha messo una legge che ti limita, che non ti lascia libero. Dio non ti ama perché non ti lascia fare quello che ti piace, che a te sembra una cosa buona, perché tu ne hai voglia e hai già la tua morale.

Così, quando con un atto diciamo “no” a Dio, succede una cosa terribile: moriamo nel più profondo del nostro essere.

Conosciamo una dimensione nuova: essere estranei di fronte a noi stessi, di fronte agli altri, di fronte a Dio; eravamo felici, tranquilli, contenti, ma rifiutando il Signore ci sentiamo a disagio, macchiati interiormente abbiamo perso la dimensione profonda dell’essere

Questo non avviene certo a livello intellettuale, ma si realizza ad un livello molto profondo.

Quando diciamo che Dio non è Amore, che ci dà una legge per darci fastidio, uccidiamo Dio nel nostro cuore e distruggiamo la ragione della nostra esistenza incominciamo a vivere alienati e non ce ne rendiamo conto. Entriamo così in una Tomba, di fatto isolati dagli altri.

Soltanto ogni tanto viviamo un malessere, un disagio profondo…un vuoto profondo, perché il nostro interiore è malato, viviamo come una macchina: quando hai fame, mangi; quando hai sete, bevi…viviamo come una pianta. Io non sono più amato…e allora chi sono io?

Oggi Cristo viene a tirarci fuori da questa tomba, come fece quel giorno con il suo amico Lazzaro a Betania. Rispondiamo al Suo grido: “Vieni fuori!”.

 

Mons. Antonio Interguglielmi

 

Condividi su: