16.08.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI
Il brano del Vangelo di questa domenica ancora una volta mostra che Cristo è morto per i deboli, per i peccatori; non è morto per i buoni, meglio, per quelli che si “credono” buoni e meritevoli, ma ha dato la vita per i piccoli, gli umili, chi è nella verità, che riconosce la sua debolezza e quindi grida a Cristo perché possa essere esaudito.
Una donna cananea, infatti, cioè colei che apparteneva ad un gruppo accusato dagli ebrei come il popolo che aveva rinnegato il vero culto, ci dimostra che cosa sia la davvero la fede: grida perché venga ascoltata. Non si cura che Cristo sembra non considerarla, così che anche i discepoli chiedono al Maestro di esaudirla perché non disturbi il Maestro: invece la donna non smette, perché confida nella bontà del Signore. Ha fiducia che se non si arrende sarà esaudita.
Questa è la fede, è quello che nasce dal riconoscere la propria piccolezza, dall’umiltà.
È questo che convince Gesù a parlare con lei: proprio l’umiltà della donna è la porta che apre il cuore di Cristo, tanto che la donna accetta di essere paragonata ai cagnolini, perché sa che i cananei erano considerati come i cani, poiché pagani.
“I cani e i porci” a cui non bisogna concedere nulla sono i superbi, che pretendono e poi si mostrano ingrati, disprezzando quanto hanno ricevuto; la donna invece mostra la sua umiltà accettando l’epiteto di “cane”, datole da Gesù; per Agostino la ragione è che i cani “leccano” le pietre, come i pagani adorano gli idoli di pietra.
Chi è escluso oggi dalla Grazia di Dio, chi oggi non otterrà nulla dall’incontro con Gesù nell’eucarestia? Chi dice: “Io non ho difetti, io mi merito che Gesù mi ascolti”. Invece, chi riconosce che è orgoglioso, mormoratore, avaro, lussurioso, che in realtà è pieno di difetti ma confida nella Misericordia di Gesù, sarà esaudito.
Mons. Antonio Interguglielmi
