29.08.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI
Quante volte anche noi come Pietro ci ribelliamo alle cose che non comprendiamo, non accettiamo le difficoltà e soprattutto la sofferenza; è la nostra natura, non ci dobbiamo stupire né giudicare. Ma Gesù ha dato una risposta a tutto questo, entrandoci dentro con la sua umanità, come noi ha sofferto ma da questa sofferenza oggi noi possiamo ricevere quella forza, quel desiderio di accettare la storia, che da soli non potremo mai.
Ecco perché Gesù, dopo aver rimproverati Pietro ci dice: “Chi vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso prenda la sua croce e mi segua”; solo seguendo Lui, la sua volontà potremo vedere che quelle cose che non siamo più sottomessi a quelle cose che ci schiacciavano, facendoci dubitare del Suo amore.
Per questo la vera tentazione è quella del rifiuto della storia: il diavolo approfitta del terrore di Pietro per la sofferenza e della sua incapacità di pensare che Dio potesse arrivare ad accettare la passione per la salvezza dell’uomo, proprio come noi si ribella, mentre Gesù gli comanda di seguirlo proprio sulla via della croce, denunciando la tentazione di cui era vittima, che lo istigava a rifiutare la passione.
Gesù sa bene che Pietro parla per ignoranza: appena aveva fatto la sua professione di fede, come leggiamo pochi versetti prima. Ma ora si ribella e non comprende l’agire del Signore; ecco che, dopo averlo rimproverato, smascherando la tentazione diabolica in cui era caduto, Gesù lo richiama alla Sua sequela.
Anche oggi, ognuno di noi è chiamato a questa scelta: «Ora davanti a noi ci sono due scelte: o guadagnare l’anima e perdere il mondo, o guadagnare il mondo e perdere l’anima. Di gran lunga preferibile perdere il mondo e guadagnare l’anima, che si è “perduta” per amor di Cristo» (Origine, Commento a Matteo XII).
Mons. Antonio Interguglielmi
