4.10.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI
Si dice che il Signore dal Cielo ogni giorno si china su di noi per cercare se c’è un uomo capace di gratitudine, che sappia lodarlo e riconosca la Sua Misericordia. Per questo, nella seconda lettura di questa domenica San Paolo ci invita così: «Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti» (Fil. 4,6).
Ma i servitori della parabola che Gesù racconta ai sacerdoti e agli anziani del popolo possiamo essere anche noi, se disprezziamo i doni di Dio, prima di tutto quello che abbiamo ricevuto con il Battesimo: la fede. Altre volte invece potremmo assomigliare a quei contadini che si vogliono appropriare di questi doni, usarli come fossero cose loro, non invece al servizio del Vangelo e dei fratelli.
È questa una delle tentazioni più subdole, perché appropriarsi dei doni di Dio è rubare la Sua Gloria, attribuirsi quello che abbiamo ricevuto in dono dal Signore. Questo ci impedisce di essere grati a Lui, anzi spesso stiamo pretendendo e giudicando i nostri fratelli. Viviamo ancora nella religione dello “sforzo” e non della Grazia, proprio perché non riconosciamo che tutto ci è stato donato, tutto viene dal Signore, a cominciare dalla vita.
Che il Signore ci conceda di avere occhi che sappiano riconoscere ogni giorno le Sue Grazie, labbra che lo lodino e lo benedicano per le Sue opere in noi, mani che si chinino sui fratelli che più hanno bisogno e orecchie che accolgano la Sua Parola di Verità e di Salvezza.
Mons. Antonio Interguglielmi
