25.10.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI
Ancora una volta i farisei, nella loro cieca malizia, tendono una trappola a Gesù: questa volta è un dottore della legge che gli domanda quale sia il grande comandamento. Così Cristo cita lo Shemà (Deuteronomio 6,4), la legge del popolo eletto, che però solo Lui è venuto a compiere in pienezza.
Il comandamento “grande e primo”, che, come tale, deve essere osservato in tutta la sua interezza, è amare il Signore con tutto il cuore, con i nostri pensieri e le nostre azioni. Perché Dio non si può amare se non con tutta l’anima, ossia con tutta la vita.
Un amore da cui nasce l’amore verso il nostro prossimo: questa è la “cartina di tornasole” dell’effettivo amore per Dio.
Scrive Origene: «Ma i soli che accettano in sé la sua grandezza e il suo primato, sono quelli che non soltanto amano il Signore loro Dio, ma hanno accolto anche quei tre requisiti: che ripongano in se stessi con tutto il loro cuore tutto il Signore, le sue azioni ed i suoi pensieri; che con tutta la loro anima siano pronti a darla per la pietà verso Dio che ha creato tutte le cose, quando lo esigerà l’utilità della Parola…» (Origene, Commento a Matteo).
Se abbiamo in noi l’amore di Dio, se lo abbiamo accolto senza difenderci, infatti, non potremo non amare il nostro prossimo: la gioia di sentirci amati da Dio ci dona il desiderio di portare a tutti, soprattutto a chi non la conosce, questa felicità.
Mons. Antonio Interguglielmi
