18.10.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

«Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»: una frase di Gesù che ascolteremo nel Vangelo di questa domenica che probabilmente tante volte abbiamo sentito ripetere, con cui il Signore vuole dare a noi un insegnamento.

Quando i farisei decidono di ingannare Gesù non a caso lo fanno con una domanda sul denaro. Cesare rappresenta infatti il principe di questo mondo, ossia il demonio, al quale appartengono i vizi e i peccati, dietro i quali c’è sempre l’amore al denaro; rinunciare ad essi significa dunque rendere a Dio ciò che gli appartiene, rifiutando la falsa attrattiva delle cose del mondo.

La conversione di un uomo al Dio di Gesù Cristo si mostra chiaramente dal rapporto che lui ha con i suoi soldi: così i farisei che non hanno compreso chi è veramente Gesù, anzi pensando male di Lui, gli fanno una domanda sulle monete perché in questo modo pensano di tendergli un tranello.

L’uomo schiavo del possedere, attaccato ai suoi soldi, può essere tanto potente, ricco, un personaggio che tutti ammirano, ma se è così schiavo di queste cose rimane sempre terribilmente solo: lo domina l’avarizia, che è l’espressione della morte, tanto che è anche incapace di godersi la vita, incapace di amare gli altri, deve sempre difendere le “sue” ricchezze, il suo potere, la sua immagine.

È così ingannato che non si rende conto di vivere da schiavo.

Scrive San Giovanni Crisostomo: «Si può infatti soddisfare gli uomini in ciò che li riguarda e dare a Dio quello che dobbiamo dare a Dio. Perciò Paolo dice: Rendete a tutti ciò che è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi rimposta, l’imposta; a chi il timore, il timore (Rm. 13,7)» (Omelia sul Vangelo di Matteo 70, 2).

 

Mons. Antonio Interguglielmi

 

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