14.06.2020 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

La festa del Corpo e Sangue di Cristo ci aiuta a capire che tutti noi abbiamo bisogno di un alimento che nutra il nostro Spirito. Gesù, come dice agli apostoli nel Vangelo, ci dona questo cibo perchè: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui».
Molti di noi però non si rendono conto di questa fame profonda.
Se oggi chiediamo “che cos’è che fa soffrire l’uomo?” La risposta sarà: «Ciò che fa soffrire l’uomo è che non ha denaro sufficiente, che non lo pagano, che la moglie o il marito è in quel modo, che non ho un lavoro, che i figli non sono così bravi come vorrebbe, che sono solo..etc».
E’ vero che tutte queste cose ci fanno soffrire, ma la nostra vera sofferenza sta ad un livello molto più profondo. C’è un vuoto che non si riempie con le nostre risorse…senza Dio.
Il Signore conosce questo nostro vuoto, lo ha provato Lui stesso nel Getsemani, ma sapeva che Dio non lo avrebbe deluso, non lo avrebbe abbandonato alla morte.
Allora ci ha lasciato l’Eucarestia, così che possiamo trasformarci in tabernacoli, diventiamo tempio dello Spirito Santo, riceviamo in noi la natura divina: “Anima di Cristo, santificami, Corpo di Cristo, salvami.”
Quando siamo scoraggiati, delusi dagli altri, abbattuti, Lui in noi ci consola, ci permette di rimanere soli con Lui e sentirsi felici, nella comunione con tutti: “Passione di Cristo, fortificami”.
L’Eucarestia è il segno più grande dell’Amore di Dio: è il dono con cui Dio mostra che vuole stare in noi, che ci ama e che sta desiderando di abitare in noi.
Perché con Cristo si è realizzata la promessa.
Abbiamo la stessa natura di Dio e possiamo così compiere quello che Cristo ha fatto: Amare come Lui ci ha amato. Con Lui possiamo donarci ai fatti e alle persone di questo giorno, ai problemi e alle difficoltà senza rimanerne schiacciati: “Corpus Christi, Intra vulnera tua absconde me. Ne permittas me separari a Te”. (Nelle tue piaghe, nascondimi. Non permettere che io sia separato da Te).

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