26.05.2024 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Il dogma della Santissima Trinità è stato conosciuto e descritto magnificamente da una semplice monaca carmelitana di clausura, Santa Elisabetta della Trinità, che scriveva nel suo diario: “Mi sembra di aver trovato il mio cielo sulla terra, perché il cielo è Dio e Dio è nella mia anima. Il giorno in cui ho capito questo, tutto si è illuminato in me e vorrei sussurrare questo segreto a coloro che amo”.
Santa Elisabetta della Trinità, è così riconosciuta come una grande mistica. Lei visse i suoi pochi anni di vita, morì a soli 26 anni, in intima comunione con i suoi “TRE”, come si esprimeva familiarmente parlando della SS. Trinità, mostrando che questo non è solo un dogma, ma ha una concretezza e una chiarezza per chi entra nelle “cose di Dio”.
Per comprendere il dogma della Trinità, che oggi come ogni domenica dichiariamo nella recita della Professione di Fede durante la Messa, non è quindi necessario essere teologi: come tutto nella nostra fede, anche la Trinità è un’esperienza concreta, che ci viene rivelata quando nella nostra vita accogliamo lo Spirito di Cristo.
Dio, infatti, sceglie sempre ciò che il mondo non considera, per confondere i sapienti e gli intelligenti. Ai piccoli, agli umili, come Suor Elisabetta della Trinità, Dio svela con semplicità il Suo volto. Lo spazio che facciamo a Dio fa nascere in noi i frutti della Trinità, che sono la comunione, la generosità, il desiderio di Pace e la Gioia.
Accogliere Cristo è accogliere il Suo Spirito, è ricevere in noi la Trinità: un’accoglienza che mostriamo con la nostra vita perché ripetiamo anche in noi la “comunione” che si esprime tra le tre Persone della Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Questa scoperta è testimoniata dal rapporto con gli altri, che non sono più i nostri nemici, da combattere, ma un dono e così tutto si trasforma in un dono di Grazia.

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