08.02.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Il discorso della Montagna che stiamo ascoltando queste domeniche dal Vangelo di Matteo ci rivela che cosa significa essere cristiani: non è uno sforzo di volontà, nemmeno una serie di regole etico-morali da seguire, nemmeno un attivismo di carattere sociale, che tante volte finisce per diventare soltanto un comportamento esterno, che non cambia per nulla il cuore dell’uomo.

La fede non è neppure una scelta intellettuale, conoscere la teologia e aderire a delle dottrine. La fede è invece dare spazio al Signore, accogliere il Suo Spirito: per questo manifesta qualcosa che sembra assurdo per il mondo perché per il cristiano l’unica Sapienza, come ascoltiamo oggi da San Paolo, è «aver conosciuto Cristo Crocifisso», aver sperimentato che esiste un amore gratuito.

Nella Croce di Cristo questa Sapienza che continua ad agire nella storia di chi lo accoglie: è “sale” che ascoltiamo oggi nel Vangelo di Matteo, cioè l’unica cosa che dono senso alla nostra vita, il sigillo della vita eterna che ha mostrato l’Amore gratuito di Cristo.

Incontrare un cristiano non vuol dire trovare soltanto una brava persona, ma vedere in lui delle opere che ci testimoniano la Vita Eterna, ricevere una luce che illumina il sentiero della vita, che ridona la Speranza.

«Così il mondo, che si manteneva al di fuori della conoscenza di Dio, era in ombra per le tenebre dell’ignoranza. Ma, attraverso gli apostoli, viene portata ad esso la luce della sapienza, la conoscenza di Dio lo illumina, e, dai loro piccoli corpi, dovunque essi avanzano, la luce si diffonde nelle tenebre»

(S. Ilario di Poitiers, Commento a Matteo IV).

 

Mons. Antonio Interguglielmi

 

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