20.02.2022 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Tanti avvertimenti che ascoltiamo oggi da Gesù nel Vangelo di Luca sembrano difficili da poter realizzare, se non impossibili: ma come posso amare quell’amico che mi ha tradito, mi ha fatto del male? Quel parente che mi ha rubato l’eredità e ora nemmeno mi parla più? Quel falso compagno di lavoro che mi ha ingannato, ha rubato il mio posto?
Dio non ci chiede mai cose impossibili. Ci chiede di pregare per avere il Suo Spirito, perché Lui possa far nascere in noi l’uomo “celeste” di cui parla San Paolo nella seconda lettura: potremo allora compiere le opere che Cristo ci chiede ricevendo lo Spirito di Cristo, che fa nascere in noi una natura nuova.
Perché Gesù ci ama così, senza condizioni. Ecco perché ci invita a non giudicare, ma ad avere la Sua pazienza con chi sbaglia! Ma allora nasce spesso in noi una domanda: non possiamo dire a chi sbaglia di correggersi? Sembra ci sia una contraddizione tra il precetto di non giudicare e quello della correzione fraterna, che suppone un giudizio: la Chiesa non ha il mandato di Cristo di correggere i peccatori?
Ci aiuta a capirlo San Giovanni Crisostomo che scriveva: “Come Dio ci perdonerà i nostri peccati nella misura in cui noi avremo perdonato agli altri, così anche ci giudicherà nella misura in cui avremo giudicato gli altri. Non dobbiamo, quindi, né ingiuriare, né insultare coloro che peccano, ma dobbiamo avvertirli. Non bisogna dirne male e diffamarli, ma consigliarli. Dobbiamo correggerli con amore e non insorgere contro di loro con arroganza. Se trattate il vostro prossimo senza rispetto e senza pietà quando dovrete decidere dei suoi errori e determinare le sue colpe, non sarà lui, ma voi a essere condannati all’estremo supplizio.” (Omelia su Matteo 23,1).
Misericordia nella verità.

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