04.07.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI
Questa domenica nel Vangelo Gesù prega il Padre, lo ringrazia perché il Signore si rivela solo ai puri e piccoli di cuore, a coloro che si riconoscono bisognosi, che non vantano meriti e per questo, come fa anche Cristo, che si è fatto piccolo e povero per amore a noi: i piccoli sono coloro che hanno bisogno di dialogare con Lui, di chiedere che ci doni la Sua Grazia.
Seguire Cristo vuol dire mettere in pratica quello che Lui stesso ci suggerisce: “imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Questa umiltà si può soltanto ricevere, perché tutti noi siamo spesso “a servizio” del nostro orgoglio, del desiderio di essere apprezzati, benvoluti, stimati. Tutti in qualche modo, se non incontriamo Cristo, abbiamo bisogno di queste consolazioni.
Così, siamo schiavi di noi stessi, sempre preoccupati, in ansia, più cose abbiamo, più siamo “ricchi” non soltanto di soldi o case, ma di noi stessi, più ci sentiremo stanchi e oppressi. Solo chi mette in Cristo la sua ricchezza, la difende non con antifurti e telecamere, ma con il cuore, gusterà finalmente la gioia della Pace, il ristoro dalle sue fatiche.
Seguire Cristo è non avere sicurezze, perché è fare come Lui che, pur essendo Dio, si è fatto l’ultimo, si è fatto povero, e così ha portato su di sé i nostri peccati, perché noi ricevessimo la Sua natura e la portassimo a chi non conosce questo amore.
Ieri, sabato 4 luglio, abbiamo celebrato per la prima volta la memoria liturgica di San Piergiorgio Frassati, che scriveva: «Preghiera è la nobile supplica che noi eleviamo al trono di Dio, è il mezzo più efficace per ottenere da Dio le grazie di cui noi abbisogniamo e specialmente la forza della perseveranza, in questi tempi in cui l’odio dei figli del demonio si scatena furibondo sulle pecore fedeli dell’ovile. E nel raccomandare a voi la fervida preghiera, io annovero in questa preghiera tutte le pratiche di pietà, prima fra tutte la Santissima Eucaristia»
