7.06.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

«Corpus Christi, Intra vulnera tua absconde me. Ne permittas me separari a Te”. (Nelle tue piaghe, nascondimi. Non permettere che io sia separato da Te)», cantiamo nella sequenza del Corpus Domini.

Potessimo comprendere anche in minima parte il dono che il Signore ci ha concesso con l’eucarestia non potremmo vivere senza riceverla: Gesù ha preparato per noi un alimento Celeste, il Suo Corpo e il Suo Sangue. Soltanto ricevendo questo dono la nostra vita risplende della sua Luce, perché nessuno può testimoniare Gesù senza questa dimensione eterna.

Tutti noi abbiamo bisogno di un cibo che alimenti il nostro Spirito. Come gli apostoli nel Vangelo di questa domenica, anche noi prepariamo la sala, ma è Cristo che ci dona sé stesso, ci dà il nutrimento di vita.

Così, è una Grazia se ci rendiamo conto di questa fame profonda, perché spesso viviamo alla superficie delle cose, attribuendo la causa delle sofferenze dell’uomo al fatto che non ha denaro sufficiente, che la moglie o il marito è in quel modo, che non ha un lavoro, che è solo.

Tutto vero, perché sono tante le cose che ci fanno soffrire, ma la nostra vera sofferenza sta ad un livello molto più profondo. C’è un vuoto che non si potrà mai riempiere con le nostre risorse: Cristo conosce bene questo nostro vuoto. E’ il vuoto del non capire “perché”, il vuoto dell’ingiustizia, il vuoto frutto di scelte sbagliate o del peccato.

Ricevere il Suo Corpo ci rigenera interiormente, ci ricostruisce: accoglierlo in noi ci rende creature capaci di amare e di donarci, come Lui si dona a noi.

Tutti i Santi avevano un amore immenso all’eucarestia e il Signore ha concesso loro doni straordinari: come la mistica Marthe Robin, che, immobilizzata a letti, si nutrì per anni della sola eucarestia. Questo “cibo del Cielo” le consentiva di aiutare migliaia di persone che accorrevano a lei anche solo per un consiglio, malgrado fosse per anni e anni bloccata al letto e al buio dalla sua malattia.

«Il nostro Gesù, con il quale Dio ci ha donato ogni cosa, non sopporta di allontanarsi da noi. Ci ama talmente da dire, Lui che è la Sapienza del Padre: Le mie delizie sono nello stare con i figli degli uomini (Pr 8,31). Fu con noi quando visse nella carne prima di morire per noi. Fu con noi anche nella morte finché la sua presenza corporea non fu tolta dalla terra. Fu con noi dopo la morte, apparendo ai discepoli con molte prove (At 1,3). E con noi anche ora, fino alla fine del mondo (Mt 28,20), fino a che arriviamo a essere noi con Lui, perché saremo sempre con il Signore (1Ts 4,17). Ecco quanto ci ama Gesù!» (Baldovino di Canterbury, Sermone 4).

 

Mons. Antonio Interguglielmi

 

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