28.02.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI
Gesù ha appena annunciato ai suoi apostoli che dovrà subire la passione. Conosce e comprende a loro paura, i dubbi che avanzano nella loro mente; per questo prende con sé i suoi tre discepoli più fedeli e dona loro qualcosa che gli ridoni la Speranza: un anticipo della Resurrezione.
È l’esperienza che ognuno di noi fa quando incontra Cristo: il buio diventa luce, il dolore si trasforma in gioia, dalla paura rinasce la Speranza. Cristo nella nostra vita, come per i tre discepoli che salgono sul monte con Gesù, ci fa pregustare cosa significa fidarci della Sua Parola, non dubitare che seguendolo troveremo la vera felicità, che forse tante volte abbiamo cercato inutilmente nelle vanità del mondo.
Malgrado questa esperienza però i discepoli, prima di incontrare Cristo Risorto, lo abbandonano. Ma ora Cristo è risorto e allora, così come faranno gli apostoli dopo la Pasqua, non siamo più costretti a cercare sicurezza nei soldi, nel lavoro, negli affetti: frutto della paura della morte, che si prova nel non essere amato.
Quest’opera di Gesù è incomprensibile per il mondo, perché non lo conosce. Anche chi frequenta la Chiesa ma non lo ha mai veramente incontrato, può confondere la fede con il dovere, la via della vita con la negazione della libertà, il dono di Grazia con una ricompensa. La conseguenza, il rischio, è non cercare più Cristo e lasciarsi ingannare dalle menzogne del mondo.
La Trasfigurazione conferma che non è un “dovere” seguire il Signore ma una conseguenza inevitabile di questo incontro: come dice sul monte la voce dalla nube ai tre apostoli, seguire Cristo è frutto di un desiderio gioioso; si riceve il Suo Spirito consolatore, una pace profonda che ci fa sentire siamo Amati in modo infinito, che Cristo vive con noi.
Mons. Antonio Interguglielmi
