25.01.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI
Oggi è la domenica che Papa Francesco ha dedicato alla “Parola di Dio”, invitandoci a conoscerla e accoglierla perché la Sacra Scrittura ci mostra la via della vita: la fede è un cammino, così come ascoltiamo oggi nel Vangelo di Matteo. Gesù, infatti, inizia la sua missione lasciando Nazareth, dove era cresciuto, per iniziare a chiamare i suoi apostoli nella terra di Zabulon e Neftali, così come era stato profetizzato da Isaia, nel luogo dove regnavano le tenebre.
Il profeta Isaia nella prima lettura ci riassume il senso profondo della missione di Gesù: il Signore non viene nella vita dell’uomo per chiedere qualcosa, per dare delle regole da seguire, ma per trasformare le tenebre in cui spesso possiamo cadere nella luce della vita. Lo fa donandoci il Suo Amore, così che in noi nasca la gioia della festa. La nostra vita ritorna ad essere un dono meraviglioso.
L’incontro con Gesù ricostruisce quello che noi abbiamo rovinato, spesso con le nostre pretese di giustizia, inseguendo un ideale di perfezione: molte energie le abbiamo infatti spese inutilmente, solo per sentirci migliori degli altri, certo non per edificare la nostra comunità, anzi divenendo segno di divisione, come ricorda oggi San Paolo rivolgendosi alla sua comunità di Corinzi.
Gesù ci chiama ad essere segno di comunione e di Pace, non di divisione, divenire collaboratori del suo messaggio di Salvezza, testimoniando non la nostra bravura o le nostre virtù, ma il dono della Grazia, come faranno i suoi apostoli.
«Erano tanto più meravigliose la lode e l’ammirazione che ne sarebbero nate all’annuncio del suo nome, quanto più fossero stati di umile condizione coloro che venivano chiamati ad an nunciare la predicazione apostolica; considerati un nulla di fronte al mondo, tutto ciò avrebbe dimostrato che la forza persuasiva dell’evangelo era affidata alla grazia del Salvatore» (Cromazio, Commento a Matteo, Trattato 16).
