26.04.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

La quarta domenica di Pasqua è dedicata al buon pastore, in molte diocesi per questo è riservata alle ordinazioni sacerdotali: Cristo continua attraverso i suoi sacerdoti a salvare gli uomini, a portare un messaggio di Verità e di libertà dalla schiavitù de peccato, perché possano sperimentare come è “bello stare con Cristo”, trovino il Suo Amore, che supera tutti i beni del mondo.
Dio sceglie chi vuole per essere sacerdote, così come ha scelto Israele come popolo dell’Alleanza. Non perché era il popolo più forte e potente, ma perché si mostri la Sua grandezza e il Suo Amore. Così il Signore chiama un ragazzo, un uomo a seguirlo, non perché è migliore, ma per un mistero d’amore, donandogli tutte le Grazie necessarie per questa missione, perché Cristo è il buon pastore e solo seguendolo quel giovane potrà esserlo per gli altri.
«Nel passo del Vangelo che è stato letto oggi non ha detto chi sia il pastore, ma ce lo dice chiaramente nelle parole che seguono: Io sono il buon pastore (Gv 10,11). […] Chi altri, infatti, chiama per nome le sue pecore e le conduce fuori, da qui alla vita eterna, se non colui che conosce i nomi dei predestinati? Per questo disse ai suoi discepoli: Rallegratevi perché i vostri no mi sono scritti in cielo (Lc 10,20). E' in questo senso che le chiama per nome» (Sant’Agostino, Commento a Giovanni 45).
Il Signore chiama i sacerdoti la missione di custodire il Suo gregge, che non significa soltanto fare riunioni interminabili, organizzare gite o fondare associazioni, sistemare Chiese e costruire locali, cose tutte importanti, certo.
Ma il Signore ci ha affidato qualcosa di molto più grande: custodire le persone che ci ha affidato, portandole a Lui, per proteggerle dalle menzogne dei lupi, dagli annunciatori di menzogne. Ci chiama a Salvare gli uomini, con il potere della Parola e dei Sacramenti, a donare loro la Vita Eterna.

Mons. Antonio Interguglielmi

Condividi su: