9.05.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

Gesù nel Vangelo di questa domenica ci chiede qualcosa che non è può essere un dovere, non è un obbligo, qualcosa che ci schiaccia. Invece è la risposta al Suo amore: osservare i Suoi comandamenti può avvenire soltanto come il frutto di un incontro con Cristo. Per quanto noi ci affanniamo per cercare qualcosa che dia senso alla nostra vita, sentiamo che ancora c’è qualcosa di incompiuto.

«Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pietro, 3,15), ascoltiamo nella seconda lettura, che ci spiega che queste delusioni avvengono perché abbiamo cercato un senso fuori di noi, nelle cose. In realtà cerchiamo in qualche modo di essere amati, considerati. Siamo tutti alla ricerca dell’amore, della Verità, del senso delle cose, del senso della nostra vita.

Sperimentiamo così che tutte quelle cose in cui avevamo riposto le speranze di felicità non sono state sufficienti. Proviamo allora un senso di incompiutezza, che non è altro che il sapore amaro di non aver poi trovato quella pienezza che cercavamo.

Solo trovando Cristo scopriamo che quello che abbiamo cercato con tanto affanno nelle cose, in realtà è già in noi, è il dono della Vita eterna che Cristo ci ha guadagnato con la Sua Passione e Risurrezione: è la scoperta di un Amore infinito, che a nulla può essere paragonato.

«Nessuno muore se non a motivo di Adamo, e nessuno viene alla vita se non per mezzo di Cristo. È perché siamo nati che ci ha colti la morte, ed è perché egli vive che noi vivremo: morimmo a lui quando volemmo vivere per noi; ma siccome lui è morto per noi, vive per sé e per noi. Perché, dunque, egli vive, anche noi vivremo» (Sant’Agostino, Commento a Giovanni, Omelia 75).

 

Mons. Antonio Interguglielmi

 

 

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