26.07.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI
Salomone chiede al Signore solo un cuore docile, perché sappia essere giusto e distinguere il bene dal male. Così il Signore gli dona non solo quello che ha chiesto ma anche tutto il resto. Questa è l’esperienza di chiunque abbia scelto la via di Dio come Salomone.
«Una sola, infatti, è la verità e non è possibile dividerla in molte parti. E come chi possiede la perla sa di essere ricco, ma spesso la sua ricchezza sfugge agli occhi degli altri, perché egli la tiene nella mano, – non si tratta qui di peso e di grandezza materiale, – la stessa cosa accade del Vangelo: coloro che lo posseggono sanno di essere ricchi, mentre chi non crede, non conoscendo questo tesoro, ignora anche la nostra ricchezza» (San Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo 47).
Accogliere Cristo, il Suo Amore gratuito e provvidente, il solo che cambia le situazioni, cambiando il cuore dell’uomo; perché il problema, quello che ci rende infelici è avere un cuore egoista e insensibile agli altri, obbligato a chiedere affetto e stima, ad accumulare per la paura di non sentirsi amato. Ma quando l’uomo incontra l’Amore di Cristo, non avrà più bisogno di nulla. Solo allora sarà felice e comincerà a condividere il suo “tesoro” con gli altri.
Questo significa andare alla radice del problema: qualsiasi intervento sociale, per quanto utile, mai cambierà l’uomo nel profondo. Solo incontrando l’amore di Cristo, l’uomo potrà liberarsi dall’inganno dell’egoismo: chiuso in sé stesso in un’avarizia che è immagine della morte, che si illude di sfuggire acculando egoisticamente per sé.
Il Vangelo di questa settimana ci annuncia questa libertà di cuore che solo l’accoglienza della Parola del Signore e la conversione può donarci; chiediamo al Signore un cuore umile perché altrimenti non potremo mai riceverla, rimarremo chiusi nelle nostre idee, schiavi delle illusioni e delle ipocrisie del mondo.
Scrive Origene nel commentare il Vangelo di questa domenica: «Adesso, invece, siamo noi i responsabili di essere specie buone e degne di andare nei cesti di cui si parla, oppure specie cattive, colpevoli di es sere buttate fuori. Non è la natura a determinare la cattiveria, bensì la scelta, che da sé commette del male. Così pure, non è la natura a determinare la giustizia, quasi che sia incapace di ingiustizia, ma è la Parola che abbiamo accolto a formare dei giusti» (Commento a Matteo X, 11).
Mons. Antonio Interguglielmi
