05.09.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI
La lontananza dalla fede rende difficile comprendere la Parola di questa domenica sulla correzione. Si confonde spesso “correzione” con giudizio, con “punizione” o addirittura “vendetta”, seguendo una mentalità che non è cristiana ma solo del mondo, sempre alla ricerca di un colpevole, di un capro espiatorio.
Correggere per il cristiano è invece presuppone “amare”: ti correggo perché ci tengo a te, perché ti voglio bene e non voglio vederti soffrire! Ma è anche una delle cose più difficili: quanto è faticoso per i genitori correggere i loro figli, come è complicato per gli insegnanti educare chi forse non “si è mai sentito dire un no” in famiglia, cresciuto in fondo come un orfano, senza spina dorsale.
È il mondo di oggi, in cui le regole vanno trasgredite, perché il più furbo o violento prevale, in cui si crede che l’unica regola sia “vivi e lascia vivere”, come apparente segno di rispetto, come attuazione della regola del relativismo; non esiste più la verità e ognuno è libero di rovinare la propria vita, purché non mi disturbi.
Significativo è che, dopo aver invitato alla correzione fraterna, Gesù invita i suoi che lo seguivano alla preghiera, particolarmente quella fatta insieme tra i fratelli di fede.
Recuperiamo la preghiera, in famiglia, a tavola, nella vita quotidiana: i genitori potranno così ricevere quella Sapienza che viene dall’Alto per poter correggere i figli; preghiamo per coloro che sbagliano, che hanno smarrito la strada della Verità, perché, come ha detto la Vergine Maria ai veggenti di Fatima, “Tanti non si salvano perché non c’è nessuno che prega per loro”.
«Inoltre, se proprio siamo corpo di Cristo e se Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo (1Cor 12,18) affinché le membra abbiano la stessa cura le une delle altre (1Cor 12,25) e si trovino concordi tra loro, e se un membro sof fre, tutte le membra soffrano insieme, e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscano (1Cor 12,26) con il membro glorificato, allora dobbiamo esercitarci in questa sinfonia derivante dalla musica divina, affinché, mentre ci raduniamo nel nome di Gesù Cristo, sia presente in mezzo a noi il Logos di Dio, la Sapienza di Dio e la sua Potenza» (Origene, Commento a Matteo 14,1).
Mons. Antonio Interguglielmi
