12.09.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI

«Perdona l’offesa la tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati» ascoltiamo questa domenica nella prima lettura, tratta dal Siracide; poi la parabola del servo spietato del Vangelo di Matteo, svela le nostre opere, chi stiamo seguendo nella nostra vita.

L’uomo che non ha incontrato Cristo vive tutto come un dovere, giudica e cerca sempre giustizia, la sua giustizia, la giustizia del mondo che è solo una caricatura della giustizia. Per questo non comprende il perdono, per lui esiste solo la vendetta, chi sbaglia paga, in realtà non può capire che significa seguire Cristo, anche se forse viene anche in Chiesa, fa molte devozioni, è tanto pio.

Di fronte alle ingiustizie, al male che ci possono aver fatto, si manifesta cosa c’è veramente nel nostro cuore; se c’è il Signore, allora seguiremo quello che ha fatto Cristo, perdonando chi lo stava crocifiggendo e pregando per loro. Quello che il Signore continua a fare per i nostri sbagli, i nostri peccati, perdonandoci sempre, con tanta abbondanza.

Ma c’è un aspetto fondamentale nel Vangelo di questa domenica: se ci illudiamo di essere giusti, se non ci riconosciamo dei peccatori davanti a Dio, saremo anche noi come il servo spietato; è soltanto questa consapevolezza che ci rende possibile chiedere al Signore la Grazia di poter perdonare le ingiustizie del nostro prossimo, come ripetiamo ogni volta che recitiamo il Padre Nostro.

«Colui, infatti, che riconosce i propri peccati, sarà più disposto a perdo nare al proprio fratello. E non solo a perdonare con la bocca, ma di cuore. Altrimenti noi rivolgeremo la spada contro noi stessi. Che male può farti il tuo nemico che possa essere paragonato a quello che tu fai a te stesso, accendendo la tua ira e attirando contro di te la sentenza di condanna da parte di Dio?» (san Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, 61).

 

Mons. Antonio Interguglielmi

 

Condividi su: