18.09.2026 – DON ANTONIO INTERGUGLIELMI
Avere uno spirito di “pretesa” davanti al Signore, vuol dire vivere ancora sotto la legge, in qualche modo rinnegare il dono di Grazia che Cristo ci ha donato a tutti con la Sua Passione e Croce. Questo atteggiamento nulla ha a che vedere con la fede, non fa parte della logica di Dio, perché tutto è Grazia, a cominciare proprio dal dono della Fede.
Scrive Sant’Ilario: «Un salario certo non viene dato in dono, poiché è dovuto per un lavoro. Ma Dio ha fatto dono gratuitamente a ognuno della sua grazia mediante la giustificazione della fede. Tuttavia, come il popolo ribelle già era stato arrogante con Mosè, così qui gli operai mormorano. Essi sono invidiosi per un sala rio gratuito […]. Ma poiché ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio, il salario di un’osservanza eccellente e irreprensibile della Legge viene elargito come dono di grazia, per la fede, a coloro che credono, siano essi i primi o gli ultimi» (Sant’Ilario, Commento a Matteo 25,6).
Ricevere il dono della fede è avere coscienza che non possiamo più giudicare nessuno: ognuno di noi ha ricevuto delle Grazie e quel fratello che tu stai giudicando, che ritieni lontano da Dio, forse ne ha ricevuta una sola, ma a quella ha detto sì: come i lavoratori dell’ultima ora, che non hanno nessuna colpa dall’essere stati chiamati per ultimi, e dunque hanno il diritto di ricevere il premio. Quel denaro infatti rappresenta la vita.
La protesta degli operai della prima ora, che alcuni di noi forse ritengono giusta, denuncia la mentalità economica che ancora ci domina, mentre Cristo va sempre alla ricerca della “pecora” perduta, accoglie i pagani, gli ultimi, i più duri ad accoglierlo. Quello che conta è il desiderio di essere nella vigna del Signore. Lavorare lì, è la ricompensa più grande: «Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’Amore», canteremo dal Salmo 144 nella Messa di domenica.
Aggiunge ancora in proposito Sant’Ilario in un commento ai Salmi: «È l’ora undecima, si sono concluse le fasi del giorno: corriamo tutti, affrettiamoci, perché non giunga la notte, non passi l’ora! Siamo anziani, la notte della morte incalza! Non ci presentiamo nemmeno all’ora undecima della nostra vita? Certo, è beato colui che, lavorando dalla mattina fino alla notte, chiede come dovuto il salario pattuito…» (Sant’Ilario, Commento al Salmo 129,11).
